I sensi come linguaggio dell'esperienza enogastronomica.

Strumento di scoperta, scelta e coinvolgimento.

Promuovere cibo e vino con le parole e con le emozioni

Nel nostro ristorante storico l’accoglienza è di casa. Il cibo è di ottima qualità, grazie alle eccellenti materie prime selezionate da Maria, la nostra cuoca che da generazioni porta in tavola una cucina della tradizione. Da noi trovi piatti semplici e genuini dal sapore autentico.

Quello che hai appena letto, rende bene l’idea di come le parole nell’enogastronomia, seppur corrette e appropriate, possano rendere un testo anonimo e senza personalità. Leggendolo, capisco che probabilmente si tratta di un ristorante che propone cucina locale ma manca una descrizione che mi faccia vedere di che cibo stiamo parlando. Ottima qualità è un termine troppo generico che non evoca alcuna immagine. Perché non chiarire meglio cosa si intende per materie prime eccellenti? Che sapore immagino se penso all’aggettivo autentico? Per promuovere cibo e vino nella tua attività, cerca sempre di mostrare ciò che dici con dettagli visivi. In questo modo il lettore pregusterà l’esperienza ancor prima di farla.

Se è vero che in fatto di cibo la sostanza conta più delle parole, altrettanto vero è che oggi sempre più è importante riuscire ad emergere con la propria identità ben distinta nel mare delle proposte enogastronomiche. Nel racconto di qualsiasi esperienza, che sia la presentazione di un locale, di un piatto, o la storia di un produttore, deve emergere un tratto distintivo che renda unico ciò di cui si sta parlando. Il tutto condito con un po’ di creatività e, perché no, magari anche un po’ di ironia.

Sperimenta con i sensi e con le parole come faresti in cucina

Le parole nell’enogastronomia devono essere incisive e ben selezionate: il cliente deve ricordarsi di te. Non avere paura di osare o di sperimentare con le parole come faresti tra i fornelli della tua cucina. Come dice Niki Segnit nel suo libro La Grammatica dei sapori: “Nel sapore si trovano anche sentimenti e ricordi”. 

Ogni sapore è una porta: dietro a un profumo di scorza d'arancia o di pane appena sfornato può nascondersi un ricordo d'infanzia, un luogo, una persona. Quando racconti un prodotto attraverso i sensi, il suo profumo, la sua consistenza, il suono che produce, il colore che ha, non stai descrivendo un alimento: stai accendendo un'emozione.

Spesso episodi del passato che per te hanno un significato speciale possono appassionare il lettore e aiutarti a promuovere i tuoi prodotti. Le persone amano le storie e magari la narrazione di un fatto divertente può diventare il tuo punto di forza. Non avere paura di mostrarti e di metterci la faccia perché è ovvio che non si può piacere a tutti. Devi piacere solo al tuo pubblico, a chi fa parte del target a cui ti rivolgi. E per farlo basta che utilizzi le tue risorse.

Sperimenta proprio come faresti in cucina. Prova ad accostare una pietanza a una sensazione, a un'immagine, a un momento. Chiediti non solo "che sapore ha", ma "a cosa somiglia", "cosa mi ricorda", "che storia racconta". È in quel passaggio, dal gusto al ricordo, che nasce il legame con il cliente.

Un piatto descritto bene si assaggia due volte: una con le parole, prima ancora di portarlo alla bocca, e una con il palato. È questo doppio assaggio che le persone ricordano, e che le fa tornare.

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